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  Volando [ Guardando dall'alto ]
         



"...io sono un principe libero
e ho altrettanta autorità di fare guerra
al mondo intero quanto colui
che ha cento navi in mare"
SAMUEL BELLAMY
[pirata alle Antille del XVIII secolo]

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E tu chi salveresti?


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Solo una cosa. Leggetele



tessera partito folli e folletti 2

Finalmente lei ha proposto un partito davvero nuovo
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scrivi a Volando

Pensieri:

L'uomo non è nato per volare, in compenso da quando è nato pensa a un sacco di modi per realizzare cio' che non era destinato a fare.
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Sono i nostri difetti a renderci esemplari unici della specie umana.
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Citazioni:

«Perché una volta che avrete provato a volare
Camminerete sulla terra con gli occhi rivolti al cielo
Perché lassù siete stati
E lassù avete voglia di tornare...»

Leonardo da Vinci
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Salito Astolfo sul destrier volante,
lo fa mover per l'aria lento lento;
indi lo caccia sì, che Bradamante
ogni vista ne perde in un momento.
Così si parte col pilota inante
il nochier che gli scogli teme e 'l vento;
e poi che 'l porto e i liti a dietro lassa,
spiega ogni vela e inanzi ai venti passa.

Ludovico Ariosto
L'Orlando furioso


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25 ottobre 2006

I Libri di Lulu.

 

Lulu non è una bella ragazza appassionata di lettura.

Lulu è un sito commerciale destinato ad accogliere tutti coloro che pur avendo scritto dei libri, delle canzoni, dei programmi, non trovano un editore disposto a pubblicarli.

Meglio ancora Lulu si rivolge a coloro che un editore di tipo classico preferiscono non averlo.

Chiunque, senza spendere un euro, può creare la sua opera, dal calendario a tema al romanzo, passando per musica, foto, manuali ecc., scegliere impaginazione, formato, rilegatura, prezzo e margine di guadagno (anche gratis) e mettere tutto sul proprio negozio on line.

Lulu resta comunque un sito commerciale, ed il suo guadagno è una percentuale di quanto chi pubblica ha deciso che valgono i propri diritti d’autore.

La gestione dei diritti d’autore è interamente in mano all’autore stesso cosi come la licenza d’uso.

Di base vale la legge sul copyright americana che tutela le opere nel momento stesso in cui vengono scritte, senza bisogno di registrazione dell’opera stessa e/o dell’autore. La licenza d’uso è personalizzabile e prevede la possibilità dell’open source.

I diritti verrano pagati direttamente da Lulu o tramite assegno (in dollari), o tramite i comodissimi conti Paypal di Ebay.

Insomma Lulu dovrebbe permettere a tutti di pubblicare senza il rischio di incappare negli “editori imbonitori” che elogiano la tua opera ma ti chiedono un “piccolo” contributo alla sua pubblicazione.

Lulu ha da poco aperto la sua versione italiana, e malgrado vi siano ancora alcune falle veniali ( spesso ci si trova reindirizzati sulle FAQ americane, o lo stesso link se utilizzato in un menu ti manda alla pagina corretta, se utilizzato da un'altra parte no) la comunità di autori italiani è già abbastanza nutrita.

Lulu dichiara di non voler fare concorrenza all’editoria classica, ma credo che qualche assestamento nel medio periodo lo provocherà. Sicuramente non saranno le grandi case editrici a risentirne, ma tutte quelle che erano abituate a guadagnare senza investire sull’opera, ma facendo pagare i “costi di stampa” all’autore dovranno prima o poi farci i conti.

Al momento vedo due grossi limiti di Lulu per la realtà italiana:

Il pregiudizio che molti hanno sull’acquisto di materiale su Internet.

L’accesso alla rete, che in molte parti d’Italia, anche del nord, avviene ancora con connessioni analogiche troppo lente per permettere un trasferimento disinvolto di grossi file.

Per il resto credo che Lulu diventerà uno strumento apprezzato molto anche dai bloggher, che vi troveranno l’anello di congiunzione ideale, tra la rete e la carta stampata.

Staremo a vedere. Nel frattempo io ho messo su il mio negozietto.




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19 ottobre 2006

Volando ci mette la faccia :-)




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18 ottobre 2006

Pansa, i partigiani di ieri ed i fascisti di oggi.

Lungo.. troppo.. e complicato… se vi fermate qui avete la mia comprensione…

 

Premetto che non ho letto il nuovo libro di Pansa.

Ho però letto gli articoli dei vari quotidiani su quanto accaduto e mi sono fatto un idea sulla vicenda.

 

La prima idea è che Pansa, consapevole o meno, si sta prestando ad un operazione di revisione della storia, condotta in maniera scorretta rispetto alle modalità che la scienza tutta (storia compresa) richiede.

Il perché è spiegato molto bene da Angelo d’Orsi sulla stampa di oggi.

Il punto è che, la storia, cosi come la scienza moderna, non accetta ricerche fatte avendo già in mente quale deve essere il risultato finale.

Per intenderci ci sono grosso modo 3 tipi di ricerca possibile sulla resistenza.

 

Possibilità 1) Una valutazione generica sul valore della resistenza.
Per fare questo, correttamente, si deve raccogliere le testimonianze di tutte le parti coinvolte. Quelle di chi sostiene una tesi e quelle di chi sostiene la tesi opposta. Verificarle, confrontarle e infine fare un serio studio di cosa sarebbe stato di questo stato senza la resistenza.

Alla fine il ricercatore può esprimere un giudizio favorevole o meno. La cosa fondamentale è che tale giudizio sia il risultato della ricerca svolta e non che, come spesso accade, la ricerca sia servita a rafforzare un PREGIUDIZIO già esistente nel ricercatore.

 

Possibilità 2) Dimostrare che durante la resistenza vi sono stati episodi disdicevoli.
Questo è un tipo di ricerca in se legittima. In questo caso è anche legittimo consultare solo quelle fonti che possono testimoniare questo tipo di episodi.

Quello che non è legittimo è dare un giudizio assoluto sulla resistenza partendo da una simile ricerca.

L’esistenza di episodi spiacevoli non può dimostrare in assoluto che la resistenza sia stata inutile o addirittura dannosa per il ritorno della democrazia in Italia dopo il fascismo.

 

Possibilità 3) Dimostrare che durante la resistenza vi sono stati episodi eorici.
Vale tutto quanto detto per la possibilità 2.

Anche qui l’esistenza di atti eroici non puo’ dimostrare in assoluto un valore positivo della resistenza.

 

Per tutti e tre i tipi di indagine, il ricercatore dovrebbe citare le fonti e riportarle nelle sue pubblicazioni. Citare i testi, i documenti e le persone con nome e cognome.

Non ha alcun valore una ricerca in cui si citano documenti generici, fatti per sentito dire da pesone conosciute solo da chi espone la tesi.

 

A quanto pare Pansa vuole dimostrare, ed è legittimo, che il Partito Comunista Italiano abbia cercato di mentire sul valore della resistenza in Italia esagerando gli atti eroici e tacendo quelli disdicevoli e delinquenziali compiuti dai partigiani. In pratica Pansa accusa il PCI di avere svolto una ricerca del tipo 3, Dimostrare che durante la resistenza vi sono stati episodi eorici, per dare un valore assoluto, positivo, alla resistenza.

Peccato che per fare questo Pansa cade nell’errore speculare. Ovvero fare la ricerca di tipo 2, Dimostrare che durante la resistenza vi sono stati episodi disdicevoli, per dare un giudizio assoluto, negativo, opposto a quello del PCI.

Inoltre pare che Pansa faccia questo citando fonti non verificabili da parte del lettore. Questo è un errore imperdonabile per un ricercatore, anche se in buona fede e che non consentirebbe , ad esempio, la pubblicazione di una ricerca su un farmaco o su un fenomeno elettromagnetico.

 

Vi è però, purtroppo, anche una seconda idea che mi sono fatto. Ovvero che molte persone che dicono di militare nella sinistra, che parlano di democrazia e di libertà, poco hanno capito di questi concetti.

La democrazia e la libertà, che io al contrario di Pansa credo abbia ricevuto dalla resistenza una robusta iniezione ricostituente, prevedono la libertà di parola e la libertà di dissentire.

 

Ritengo quindi che Pansa abbia diritto di scrivere e dire quello che scrive e quello che dice….

Ritengo altresì che io, e quelli che la pensano come me, posso dire che non mi convince, che trae conclusioni sbagliate da fatti in parte veri, che il suo non è il modo coretto di analizzare la storia.

Ma lo dico pacatamente, senza bisogno di coprire la sua voce coi fischi o con i canti. Faccio cosi perché privare della possibilità di parlare chi dissentiva è stata, prima ancora del manganello e dell’olio di ricino, l' arma del fascismo. E la storia, grazie anche alla resistenza, ci ha insegnato che il fascismo non era una bella cosa.

 

Un saluto, Volando




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4 ottobre 2006

Eutanasia. Parlare della morte.

Quando avevo circa 20 anni… capitava già di discutere dell’eutanasia.

La discussione di solito si teneva al bistrot, con davanti, secondo la stagione, un bicchiere di Pernod accompagnato dall’immancabile caraffa d’acqua gelata, oppure una tisana bollente addolcita con miele e ampiamente corretta con qualche prodotto ad alta percentuale di CH3CH2OH

 

In quel periodo la mia filosofia in merito era all’incirca questa…

“se una persona che amo soffrisse terribilmente per una malattia che la porterà sicuramente a morte… e se questa persona mi chiedesse di aiutarla a morire… bene, io correrei il rischio di un imputazione di omicidio per fare ciò che mi chiede.”

A questa frase ero solito aggiungere …

“comunque la legge dovrebbe continuare a vietarla perché questa è garanzia che chi compie un simile gesto lo fa solo per amore e non per altri fini…”

 

Passati 22 anni, sono un po’ più disilluso sul mondo e credo che chi ha altri fini non ha bisogno della scusa dell’eutanasia, per farti fuori il vecchietto o il malato di cancro.

 

Ma soprattutto passati 22 anni ho scoperto la più subdola e terribile delle malattie moderne. La solitudine.

 

La legge sull’eutanasia non serve a chi ha vicino un figlio, un coniuge, un amico pronto a tutto per lui. Una legge per l’eutanasia serve per tutti coloro che sono soli.

 

Penso che non voler parlare dell’eutanasia sia in realtà un non voler parlare della morte… la morte come una tappa obbligata della nostra vita.

 

La nostra società ha nascosto la morte… La cultura cattolica la rimuove. Non solo ci viene promesso che la vita continuerà dopo la morte ma che “ risorgeremo nella carne..”

In questo modo la morte scompare… diventa al massimo come un appuntamento dal dentista… spiacevole, ma dopo un po’ passa tutto.

Viviamo senza volerci sentire dire che la morte è parte stessa della vita, anzi, che senza la morte la vita non potrebbe esistere.

In molte culture si vive per preparare la morte.

E noi siccome non vogliamo pensare alla morte ci lasciamo sfuggire la vita sotto gli occhi perché tanto ci illudiamo che non finirà mai.

Quanto diverse sarebbero le vostre scelte se conosceste il momento della vostra morte?

Accettereste di stare 4 ore alla settimana in più in fabbrica o in ufficio per pagare le rate del maxi schermo, se sapeste la data esatta della vostra morte?

Accendereste un mutuo di 25 anni se aveste la certezza che questa cifra corrisponde alla metà della vostra vita… e senza l’illusione di poterci invecchiare in quella casa, ultra settantenni con a fianco la persona che amate?

Se non possiamo decidere della nostra morte… probabilmente non possiamo decidere della nostra vita.

 La società non vuole che parliamo dell'eutanasia perché ha paura che parliamo della morte.
Questa società non potrebbe restare cosi com'è se noi davvero disponessimo della nostra vita.




permalink | inviato da il 4/10/2006 alle 21:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa



2 ottobre 2006

Un venerdì di tragica follia.

Un totale sfinimento... la voglia di dormire e di lasciare che accada quel che vuole…

Venerdì sera mi sentivo esattamente cosi.

 

Tutto è cominciato come una normale giornata di lavoro.

 

Dovevamo trasportare con l’elicottero del materiale per la ristrutturazione di un alpeggio in valle Pesio.

Sveglia presto… si prepara l’elicottero… contrariamente alle abitudini Andrea decolla da solo perché io devo portare il furgone con il materiale fino in fondo valle… mentre Roberto andrà con il fuoristrada più in alto nel luogo dove caricheremo il materiale.

Alle otto salgo anche io sull’elicottero. Insieme ad Andrea, il pilota, andiamo su per la montagna con Roberto che ci da le indicazioni via radio per trovare il luogo dov’è depositato il materiale e dove dovremmo fare base per i rifornimenti di carburante.

Quando arriviamo ci accorgiamo che è impossibile atterrare… ci posiamo da un'altra parte… riorganizziamo il tutto… facciamo più spazio sulla piazzola improvvisata ( un ponticello sopra un torrente, e con un oretta di ritardo cominciamo il lavoro.

Io sto come sempre al carico… nel punto più basso. Mentre Roberto sale con l’elicottero fino all’alpeggio. Il suo compito è dare ad Andrea via radio, le indicazioni per appoggiare i carichi che arriveranno appesi sotto l’elicottero.

Cominciamo finalmente a lavorare.

Un carico… due tre.. alla sesta o settima rotazione mi squilla un campanello in testa.

Le rotazioni sono lunghe… cinque o sei minuti… ma ne sono passati almeno sette otto… provo a chiamare Andrea per radio… da dove sono non posso vedere il luogo di scarico… sei, settecento metri più in alto e dall’altra parte della cresta.

Continuo a chiamare alla radio sia lui che Roberto, mentre con l’altra mano faccio il numero di Roberto sul cellulare.

Potrebbero essere infiniti i motivi del ritardo di Andrea. Uno scarico complicato. La nebbia che lo obbliga ad un giro più lungo o addirittura ad atterrare a Limone…

Siamo in montagna… i cellulari prendono solo a tratti… poi squilla il mio è Roberto che mi chiama… “Andrea è caduto… Andrea è caduto

L’istinto me lo aveva già detto, ma il cervello aveva continuato a cercare scenari positivi… ora crollava tutto.

Prendo il fuoristrada. Mi obbligo a guidare con prudenza malgrado l’angoscia lungo l’esposta pista fangosa che sale in quota. Poi la pista finisce e corro su per la montagna con i polmoni che bruciano.

Passo in un punto dove c’è il segnale e suona il cellulare.. è Roberto che piange.. “non gli sento più il polso.. non respira non è ancora arrivato il 118..”

Continuo a salire su per la montagna. Suona nuovamente il telefono… Sono i vigili del fuoco di Torino. Vogliono dettagli sull’incidente la località… ( non so come abbiano avuto il mio numero ) Hanno un elicottero ma non hanno medico a bordo… conosco bene la situazione ho lavorato a lungo in elisoccorso a Torino. Li prego di lasciarmi la linea libera… mi serve il medico e quello è sull’elicottero del 118. finalmente sono in un punto da cui prende il cellulare e vedo il rottame dell’elicottero di Andrea.. ho bisogno di guidare qui l’elicottero del 118 che ha su il medico rianimatore. Chiamo il 118 ( Roberto li aveva già avvisati fin da subito). Mi risponde Savigliano… cercano di passarmi Torino.. cade la linea… richiamo.. Finalmente riesco a parlare con l’operatore in contatto radio con l’elicottero… gli spiego dove siamo… mi dice che l’elicottero di Cuneo è impegnato su un altro soccorso… sta arrivando quello di Torino… io sento il rumore di due elicotteri in valle… non li vedo… uno è più in alto uno più in basso… ma uno dei due è quello dei vigili del fuoco.. l’operatore del 118 può parlare solo con l’elisoccorso non so se deve dirgli di scendere lungo la valle o di salire.

Ad un certo punto ne riesco a vedere uno… non riconosco ancora se è del 118 o dei vigili del fuoco… i colori sono simili… provo a dire all’operatore di farlo virare a sinistra… quello vira a destra e sparisce… … non è lui… il 118 è quello più in su lungo la valle… contemporaneamente lo capiamo io, l’operatore ed il pilota del 118.

Meno di un minuto e mi vedo venire incontro il 412 del118… mi carica a bordo e insieme raggiungiamo il luogo dove è caduto Andrea.

Il medico lo conosco… appena vediamo i rottami capiamo… abbiamo visto troppi incidenti in auto… in fabbrica… sui cantieri per illuderci.

Andrea è morto… l’elettro cardiogramma è una formalità per confermare ufficialmente l’evidenza.

Roberto ha uno scatto di rabbia poi piange e io lo abbraccio come farei con mia figlia.

Arrivano anche i vigili del fuoco poi i carabinieri…

Poi scende la nebbia e restiamo tutti li con gli elicotteri che non possono venire a prenderci… cercando di capire cosa è successo…? come è possibile..?

Mi sposto… suona ancora il telefonino… mia mamma che piange… al telegiornale hanno parlato dell’incidente (ma come fanno a saperlo… siamo ancora tutti qui… chi sono gli sciacalli che nelle centrali passano subito la notizia ai giornalisti per una mancetta vergognosa?) hanno detto che il tecnico era grave in ospedale… altri addirittura che è morto… lei sa che il tecnico sono io.

La tranquillizzo… poi mi preoccupo di mia figlia… tra poco torna da scuola. La prima cosa che fa probabilmente essendo sola a casa è accendere la televisione… Chiedo aiuto alla ex moglie… che la cerchi la tranquillizzi… lei mi ricorda che è in gita tornerà solo alla sera… spero sull’autobus mettano la musica e non i radiogiornali.

I primi giornalisti arrivano a piedi nella nebbia… alcuni hanno anche le telecamere.. chiedo al dottore di coprire Andrea… che evitino almeno di esporlo come fosse una preda conquistata.

Scendo a piedi.

La testa piena di pensieri… la rabbia per l’accaduto.. quella per il tempo perso non potendo dare le indicazioni corrette ai soccorsi.. (razionalmente so che Andrea non si sarebbe salvato… ma tant’è).. la rabbia con i giornalisti… Anche i genitori di Andrea hanno appreso la notizia dai TG.

Alle 5 del pomeriggio sono in aeroporto… Mi chiamano dalla caserma dei CC. Vorrebbero che vado a deporre.. Sono sfinito. Chiedo di poter andare la mattina dopo.. insistono…

Mentre mi reco li trovo due balordi in cerca della rissa.

Mi si accodano alla macchina… suonano lampeggiano… mi sorpassano sfottendo… uno dei due urla dal finestrino aperto “ FINOCCHIO” mentre mi sorpassano. Poi mi inchiodano davanti… li tampono… inevitabile… scendono… mi minacciano.. sono terrorizzato.. mi allontano chiamo i carabinieri.. intervengono dopo minuti di puro terrore… arriva anche tutta la famiglia dei balordi… sembra una gara a chi urla più forte.. naturalmente la loro versione dell’accaduto è del tutto diversa. I carabinieri mi dicono che sono zingari del luogo… che conviene concludere senza troppi problemi… ma perché devo accettare l’umiliazione ? ma hanno idea che giornata ho passato…? ed ora devo lasciare che passi la loro calunnia oltre a prendermi i danni… sono sfinito e furioso.

Quando alla sera un amica mi porta finalmente a casa, sono le 10 passate, non credo di avere più nulla che possa assomigliare all’umano… mi rendo conto che dalle 5 del mattino ho messo nello stomaco solo un caffè… vorrei dormire ma non ci riesco… vorrei scendere dal mondo ma non posso… mi pare tutto surreale… Il giorno dopo mi pare impossibile da affrontare… L’indagine sull’incidente costato la vita ad Andrea, che mi vedrà inevitabilmente coinvolto e forse indagato… la macchina distrutta… devo decidere se denunciare gli zingari o ingoiare l’umiliazione… e nel caso rischiare che siano loro a denunciarmi per chiedere chissà quali danni..

Passeranno 3 notti insonni ed altrettanti giorni terribili… stasera spero di riuscire a dormire un po’…

Mia figlia, mia madre e gli amici si sono prodigati nell’aiutarmi a ricominciare… ancora non ho cominciato ma inizio a vedere la possibilità di farlo.

 

 

 




permalink | inviato da il 2/10/2006 alle 22:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


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