Blog: http://Volando.ilcannocchiale.it

Lettera aperta all'onorevole Volontè

Egregio onorevole,

questa è una lettera aperta, che comparirà anche sul mio blog, e che ha il solo intento di provare a farle guardare le cose anche un po’ dal nostro punto di vista.
Il punto di vista di uomini e donne forse un po’ meno perfetti di lei. Meno sicuri del valore “dei valori”. Ma persone che amano, fanno l’amore, fanno figli, litigano, tradiscono e si arrabbiano e fanno la pace. Insomma persone vere. Uguali a quelle a cui volle assomigliare Gesù.
Provi a leggere una volta con amore cristiano invece che con fervore cattolico.
Sono zio di un ragazzo di 14 anni destinato fin dalla nascita  ad una vita sulla sedia a rotelle.
Ma non è di lui che le voglio parlare.
Le voglio parlare di tutti quelli che come mio nipote sono vivi, si innamorano, odiano, piangono e ridono, ma soprattutto soffrono.

Non importa il motivo, la causa prima. Soffrono per una malattia, per un incidente, per l’incuria di una madre o di un medico, per un loro peccato... Ma importa che soffrono. E come tutti coloro che soffrono sperano un giorno di non dover soffrire più.
La speranza di molti sofferenti, si chiama “ricerca”. Una parte della ricerca, quindi una parte della speranza, si chiama “cellule  staminali”. Ma lei  ha deciso insieme ad altri, che un ragazzo di 14 anni e migliaia di persone, debbano rinunciare a questa speranza.
Per difendere la vita di embrioni comunque morti, siete disposti, lei è disposto, a negare una speranza a chi non chiede nulla di più che di poter avere una vita normale.
Uccidete la speranza per migliaia di persone di poter correre, uscire con la ragazza/o, fare l’amore.
Non si può creare nemmeno una blastocite. Otto cellule senza sistema nervoso, senza nemmeno un DNA, sono considerate alla stregua di un ragazzino che soffre, che deve venire periodicamente operato, perché le sue ossa crescono ma i muscoli no.  E allora le giunzioni si lussano, lentamente un po’ al giorno finché un medico non ti infila un tubo in bocca, un altro ti addormenta, ed un altro ancora ti taglia i muscoli ed i tendini per allungarli e darti un po’ di tregua. Che vorrebbe passeggiare nei boschi o semplicemente fare un giro con la bici nel cortile.
Ho un ex compagno di scuola che come me è innamorato del volo,  ma lui da anni non può più volare. Le sue gambe un po’ alla volta non sono più state in grado di sostenerlo. Ha la stessa malattia ereditaria che già aveva sua madre. La stessa malattia che hanno ereditato anche i suoi due fratelli. Malattia molto simile a quella di Welby e di Coscioni.
Ma queste persone non solo si vedono negata una speranza di vita. Quando dopo anni di sofferenza… mi scusi, dopo una vita di sofferenza, anche l’ultima speranza è svanita, vedono accanirsi su di loro la tortura della sopravvivenza forzata. Perché dopo avergli negato la speranza di una vita normale, gli si nega anche il diritto ultimo di morire come si dice… “in santa pace”.

Proprio quel Dio, di cui immagino lei parli spesso, ci ha dato una cosa che si chiama libero arbitrio.
Forse lei pensa che essendo noi cittadini, noi uomini fin troppo normali, un po’ meno perfetti di quanto lo siano i nostri rappresentanti, abbiamo diritto ad un libero arbitrio per cosi dire… se non limitato perlomeno mediato dalle vostre convinzioni riguardo i “valori”.
Be io non credo che sia cosi. D’altra parte Gesù è nato falegname e questo non gli ha impedito di predicare valori più grandi di quelli dei senatori di Roma.
E allora Onorevole, ci lasci almeno la libertà di decidere se farci staccare la spina o meno, e lasci la libertà a chi ci sta vicino se acconsentire o no al nostro desiderio. Se poi sarà peccato, ci sarà qualcuno anche più bravo di lei a decidere la pena.

Buon Natale, Fulvio Turvani

www.volando.ilcannocchiale.it

Pubblicato il 23/12/2006 alle 0.10 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web